Investigatori e privacy

Sin da quando, nel 1998, il Legislatore si è occupato per la prima volta, in Italia, della protezione dei dati personali, comunemente chiamata Privacy, si è tentato di armonizzare le ragioni di chi si deve avvalere di un'attività investigativa per tutelare un proprio diritto e di chi, in maniera altrettanto ragionevole, esige che sia garantito il diritto alla propria riservatezza.
Le evoluzioni legislative hanno condotto ad un attuale quadro normativo, supportato da una diffusa e più che consolidata giurisprudenza, che tutela entrambe le istanze sopra descritte, regolamentando le attività degli investigatori privati in maniera equilibrata e particolareggiata, nell'interesse di tutti i cittadini, investigatori compresi.

Domande e Risposte

Quali dati possono trattare gli investigatori privati?
Le investigazioni private sono un diritto sancito dal nostro ordinamento; il trattamento dei dati sensibili da parte degli investigatori privati non ha particolari limitazioni purché avvenga per finalità lecite, espresse dal Legislatore con precisione attraverso le vigenti normative

Gli investigatori privati debbono richiedere il consenso?
Assolutamente no, se le investigazioni sono lecite e conformi ai casi di esclusione dal consenso, previsti dal Legislatore

Gli investigatori privati possono conservare i dati dopo l'incarico?
No, di norma, una volta conclusa l' attività investigativa, il trattamento deve cessare in ogni sua forma, fatta eccezione per l'immediata comunicazione ai soggetti che hanno conferito l'incarico, i quali tuttavia possono consentire, anche in sede di mandato, l'eventuale conservazione temporanea dei dati.

Possono trattare i dati sulla salute e la vita sessuale di un soggetto?
Si, a patto che il diritto da tutelare attraverso l'attività investigativa sia di rango pari a quello del soggetto al quale si riferiscono i dati, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale.

Gli investigatori debbono notificare un'informativa al soggetto?
Assolutamente no, se le investigazioni sono lecite e conformi ai casi di esclusione dal consenso, previsti dal Legislatore.

Link

Garante
Giurisprudenza

Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196

Il Decreto Legislativo n. 196 del 30/06/2003 disciplina il trattamento dei dati sensibili.
All'art. 13, afferente l'informativa ai soggetti interessati al trattamento, nel comma 5, tra i casi di esonero si citano gli investigatori privati alla lettera b): "i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento;"

L'art. 24 della medesima Legge, che elenca i casi in cui può essere effettuato il trattamento senza la richiesta del consenso, alla lettera f) riporta quanto segue: "con esclusione della diffusione, e' necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale"

In sintesi gli investigatori privati, nei casi nei quali le investigazioni siano difensive o tese a tutelare un diritto in sede giudiziaria (in sostanza nella totalità dei casi), sono esonerati sia all'obbligo dell'informativa e della richiesta del consenso ai soggetti che sono interessati al trattamento dei dati sensibili.

Autorizzazione 6/2012

In data 13 Dicembre 2012 il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha rinnovato l'autorizzazione specifica degli investigatori privati.

L'ambito di applicazione è specificato, secondo linee generali, come segue, all'Art.2 :

  • per permettere a chi conferisce uno specifico incarico di far valere o difendere in sede giudiziaria un proprio diritto, che, quando i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale dell'interessato, deve essere di rango pari a quello del soggetto al quale si riferiscono i dati, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale;
  • su incarico di un difensore in riferimento ad un procedimento penale, per ricercare e individuare elementi a favore del relativo assistito da utilizzare ai soli fini dell'esercizio del diritto alla prova (art. 190 del codice di procedura penale e legge 7 dicembre 2000, n. 397).

Ulteriori elementi inerenti le "Modalità del trattamento" sono diffusamente particolareggiati all'art. 4:

Gli investigatori privati non possono intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta di dati. Tali attività possono essere eseguite esclusivamente sulla base di un apposito incarico conferito per iscritto, anche da un difensore, per le esclusive finalità di cui al punto 2).

L'atto di incarico deve menzionare in maniera specifica il diritto che si intende esercitare in sede giudiziaria, ovvero il procedimento penale al quale l'investigazione è collegata, nonché i principali elementi di fatto che giustificano l'investigazione e il termine ragionevole entro cui questa deve essere conclusa.

E ancora:
Il difensore o il soggetto che ha conferito l'incarico devono essere informati periodicamente dell'andamento dell'investigazione, anche al fine di permettere loro una valutazione tempestiva circa le determinazioni da adottare riguardo all'esercizio del diritto in sede giudiziaria o al diritto alla prova.
L'investigatore privato deve eseguire personalmente l'incarico ricevuto e non può avvalersi di altri investigatori non indicati nominativamente all'atto del conferimento dell'incarico, oppure successivamente in calce a esso qualora tale possibilità sia stata prevista nell'atto di incarico.

Nel caso in cui si avvalga di collaboratori interni designati quali responsabili o incaricati del trattamento in conformità a quanto previsto dagli articoli 29 e 30 del Codice, l'investigatore privato deve vigilare con cadenza almeno settimanale sulla puntuale osservanza delle norme di legge e delle istruzioni impartite. Tali soggetti possono avere accesso ai soli dati strettamente pertinenti alla collaborazione ad essi richiesta.

Infine:
Il trattamento dei dati deve inoltre rispettare le prescrizioni del codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive emanato ai sensi dell'art. 12 del Codice (deliberazione del Garante n. 60 del 6 novembre 2008, in G.U. 24 novembre 2008, n. 275).

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